Da L'Unità - 04 aprile 2012 L'autore del libro «'Ndrangheta padana» aveva scritto due anni fa delle infiltrazioni al Nord. Ma il Carroccio se la prendeva con gli immigrati Aveva già scritto tutto due anni fa sulla ramificazione delle mafie al Nord, Enzo Ciconte, nel libro 'Ndrangheta padana, edito da Rubettino nel 2010 (disponibile anche in e-book). Ciconte è un esperto del fenomeno, docente di Storia della criminalità organizzata all'Università di Roma Tre, ex consulente della commissione parlamentare Antimafia, ex deputato.
Da Centonove - 16 marzo 2012 Nel 1400 tre spagnoli nelle caverne dettano le regole sociali della criminalità organizzata. Fantasie? Forse. Come quella della setta segreta dei Beati Paoli... PALERMO. Secondo gli storici, la mafia sarebbe nata nell'Ottocento. Eppure, la leggenda narra che le origini del fenomeno potrebbero essere anticipate di alcuni secoli. Alla metà del 1400, infatti, nell'isola di Favignana, tre mitologici cavalieri spagnoli - Osso, Mastrosso e Carcagnosso - dopo una lunga permanenza nelle caverne dell'isola, avrebbero fondato le regole sociali della mafia, della 'ndrangheta e della camorra. La leggenda dei cavalieri spagnoli costituisce l'inizio dell'appassionante racconto di due esperti studiosi come Francesco Forgione (ex presidente della Commissione Antimafia) ed Enzo Ciconte (docente universitario di Storia della criminalità organizzata a Roma).
Da Il Quotidiano della Calabria - 06 marzo 2012 Il fenomeno analizzato a partire dal Cinquecento fino al momento dell'Unità d'Italia Banditi e briganti, l'altra storia Un tema dal grande valore storico ma anche di profonda attualità quello discusso, presso la sala consigliare della Provincia, in occasione di una conferenza tenutasi per la presentazione del volume "Banditi e Briganti – rivolta continua dal Cinquecento all'Ottocento" di Enzo Ciconte, docente di storia della criminalità organizzata all'Università di Roma Tre. Alla discussione con l'autore ha preso parte il direttore dell'Ansa Calabria, Filippo Veltri. All'iniziativa, organizzata dalla Rubbettino Editore in collaborazione con la Provincia di Catanzaro, ha partecipato anche il presidente dell'Ente intermedio Wanda Ferro.
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La notizia dell’avviso di garanzia a Belsito, giunta come un fulmine a ciel sereno sui cieli della Padania, non ha certo colto di sorpresa Enzo Ciconte, autore del libro “Ndrangheta padana”, edito da Rubbettino e disponibile sia in libreria che in formato ebook. “Ho denunciato tutto due anni fa – ha dichiarato ai nostri telefoni Ciconte – la ‘ndrangheta è sempre più un problema del Nord. Cresce al Nord e qui prospera, guarda caso, proprio nei territori governati dalla Lega. Nei luoghi dove si è affermato lo slogan ‘Padroni in casa nostra’ si scopre che i padroni veri sono gli ‘ndranghetisti”.
Da Gazzetta del Sud - 06 marzo 2012 Enzo Ciconte nel suo libro traccia l'identikit socio-politico del banditismo e sgombra il campo da connessioni troppo semplicistiche Enzo Ciconte traccia l'identikit socio-politico del banditismo e sgombra il campo da connessioni istituite forse troppo semplicisticamente, come quella con la 'ndrangheta, durante la presentazione della sua opera "Banditi e Briganti”, Rubbettino. Moderata dal direttore regionale dell'Ansa, Filippo Veltri, e stimolata dagli spunti del presidente della Provincia, Wanda Ferro, la discussione a Palazzo di Vetro, non poteva non focalizzare l'attenzione sulle derivazioni meridionali e, in particolar modo, calabresi del fenomeno, nonostante l'opera dell'ex senatore si concentri sul banditismo presente in tutta Italia fra '500 e '800. «A cavallo dell'Unità afferma Ciconte - i briganti sono attivi soprattutto nel Cosentino e nel Catanzarese, non nel Reggino, dove c'era la 'ndrangheta, che non esisteva nelle altre zone. L'unico punto della Calabria che univa i due fenomeni era Nicastro, oggi Lamezia Terme, ma al di là del caso singolo si può escludere assolutamente il legame fra 'ndrangheta e brigantaggio».
“Bene ha fatto il ministro Cancellieri a sollevare il problema delle mafie al Nord, ma se vogliamo comprendere e combattere il fenomeno dobbiamo innanzitutto ammettere francamente che le mafie hanno trovato lì terreno fertile grazie soprattutto alla responsabilità di alcuni ceti sociali e delle classi dirigenti”. Così commenta Enzo Ciconte – il massimo esperto italiano di mafie e docente di Storia della criminalità organizzata a Roma Tre – in una nota rilasciata pochi minuti fa in esclusiva al nostro ufficio stampa, le dichiarazioni di oggi del Ministro Cancellieri. “La mafia, e in special modo la ‘ndrangheta, non si sarebbe affermata senza la complicità degli industriali e dei politici del Nord. L’immagine diffusa del mafioso come uomo truce, capace di efferati delitti ha fatto sì che il fenomeno della mafia in giacca e cravatta passasse inosservato e potesse continuare a prosperare. Pian piano la ‘ndrangheta si è così infiltrata all’interno del tessuto produttivo sino a giungere al controllo militare del territorio. E ciò a dispetto della pretesa della Lega di garantire la sicurezza dei cittadini arginando il fenomeno dell’immigrazione ma trascurando al contempo quello ben più pericoloso della criminalità dei colletti bianchi”.
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