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Attentato alla giustizia

Dopo Il Gotha di Cosa Nostra, Il GIP di Palermo, Piergiorgio Morosini, torna a parlare di mafia nel suo nuovo libro Attentato alla giustizia. La mafia come metodo. Con le sue relazioni e le sue trattative. Il male oscuro di un Paese dove si è affermata un’illegalità diffusa.
L’obiettivo strategico di ogni mafia è l’impunità. Solo quella rende credibile, longeva e ricca l’organizzazione criminale. Ma l’impunità, personale e patrimoniale, per essere conseguita necessita di complici nelle istituzioni, nel mondo delle libere professioni e nella imprenditoria. Il tema è di grande attualità.

 

Assegnato a Luca Tescaroli il Premio "Paolo Borsellino" 2011

Si è tenuta sabato 29 ottobre, alle ore 10.00, presso il Teatro Polifunzionale di Pineto (TE), la cerimonia di premiazione del Premio "Paolo Borsellino" 2011. Quest'anno a ricevere il prestigioso riconoscimento è stato Luca Tescaroli, sostituto procuratore a Roma, per il volume Obiettivo Falcone. Dall'Addaura a Capaci misteri e storia di un diritto annunciato. (Rubbettino 2011).
Il premio, istituito il 3 dicembre 1992, dall'Associazione culturale-onlus “Società Civile” di Teramo e da Antonino Caponnetto, che ne fu primo presidente fino al 2002, intende testimoniare ammirazione, gratitudine ed affetto a quelle personalità italiane che hanno offerto una testimonianza d’impegno, di coerenza e di coraggio particolarmente significativa nella propria azione sociale e politica contro la violenza e l’ingiustizia, ed in modo particolare per l’impegno profuso in difesa e per la promozione dei valori della libertà, della democrazia e della legalità. Dal 2010 Presidente del Premio è il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio INGROIA. La giuria è composta dai giornalisti Sandro Ruotolo (Rai), Francesco La Licata (La Stampa), Sandro Palazzolo (Repubblica), Lirio Abbate (Espresso), Maurizio De Luca (Espresso).

per saperne di più www.premiopaoloborsellino.it

 

A family business

The Australian - 05 ottobre 2011 - di Stephen Bennetts

FOR British historian of southern Italy John Dickie, denying the existence of the mafia has always been this criminal organisation's most effective tool in camouflaging its nefarious activities.

It is also a myth that has enjoyed currency at times even in Australia, itself a key link in the huge global business network of the Calabrian 'Ndrangheta, the only one of the organisation's three branches thought to be active here.

Although the Sicilian mafia is certainly the best known of the three southern Italian branches of the mafia, Naples's Camorra has recently achieved new Italian and international notoriety through young Italian journalist Roberto Saviano's sensational 2006 expose Gomorra. Since the book's publication, Saviano has been forced, like Salman Rushdie, to live in hiding under police protection.

 

Intervento del Procuratore Vitello "A Lamezia un centro di potere illegale"

da "il Lametino" - 15 agosto 2011

Lamezia Terme, 15 agosto - Per il ruolo che il sottoscritto occupa, suo malgrado,  innanzi all’opinione pubblica di questa città, mi pare doveroso dare voce all’indignazione generale che sgorga dai cuori e dalle menti di chi ritiene che la lotta alla mafia e la battaglia per la legalità siano i  valori più preziosi  per un terra che ha pure  ha pagato elevatissimi tributi di sangue. L’amore per la memoria storica, la salvaguardia della dignità delle istituzioni, il rispetto che si deve a martiri della lotta alla mafia, la necessità di non confondere le giovani generazioni, ad elevato rischio di mafia,  come l’omicidio Amendola dimostra, impongono una diffusa indignazione, nonsolo e non tanto  dei Servitori dello Stato, Carabinieri, Polizia e Magistratura, ma soprattutto della società civile, intesa nella sua ampia accezione e non semplicemente limitata a quella minoranza attiva che si è vista  nelle recenti manifestazioni contro la mafia.

 

E se Steve Jobs fosse nato a Napoli? Altro che guru, diventava garagista

www.corrieredelmezzogiorno.it - 10 ottobre 2011

Divertissement del blogger Antonio Menna: «Burocrazia, invidie e camorra, la Apple qui non sarebbe mai sorta»

Steve Jobs col Vesuvio sullo sfondoNAPOLI - Se Steve Jobs, guru dell'elettronica scomparso la settimana scorsa, fosse nato a Napoli? Beh, forse sarebbe diventato ugualmente un maestro del settore, con un pizzico (?) di fatica in più. Oppure, niente: condannato alla disoccupazione eterna o a fare un altro mestiere. A riscrivere la storia del fondatore della Apple in salsa partenopeo è il blogger Antonio Menna. Che sul suo blog immagina che Jobs si chiami «Stefano Lavori» (la traduzione letterale del nome in italiano). Steve-Stefano, scrive Menna, «ha un amico che si chiama Stefano Vozzini», un probabile alter ego di Bill Gates. Ai due smanettoni viene un'idea geniale: un computer innovativo ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. «Si mettono nel garage - si legge nel racconto di Menna - e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti.

 

Il sindaco: hanno ucciso i miei asini. La colpa? Pensare che io possa tutto

Il Crotonese - 27 agosto 2011

Li allevava per affetto. Pasquale Abenante, sindacodi Umbriatico, di professione veterinario, per quei tre asini aveva un sentimento di amore (lo si può capire anche dalla lettera che ci ha scritto). Evidentemente dovevano saperlo quelle bestie di uomini che tra sabato e domenica scorsi hanno sparato a sangue freddo contro i pacifici animali. Una nuova, terribile intimidazione contro il sindaco di Umbriatico dopo quella avvenuta nell’inverno scorso quando ignoti gli telefonarono a casa minacciandolo di morte. Prima ancora, pochi mesi dopo la sua elezione avvenuta nel giugno 2009, il sindaco aveva trovato scritte ingiuriose sulle mura del palazzo comunale. Di quelle minacce non si sono mai scoperti gli autori. Sta di fatto che tra vecchie e nuove intimidazioni si scopre la solitudine dei nostri amministratori, e dei sindaci in particolare, che diventano a volte ‘capri espiatori’ di colpe che non hanno. A quanto pare la terribile mattanza di asini contro il sindaco Abenante deriverebbe da una mancata autorizzazione che secondo qualcuno il sindaco avrebbe dovuto concedere andando contro una legge regionale.

 

L'ultima lettera di Paolo Borsellino

Questa è l'ultima lettera di Paolo Borsellino, scritta alle 5 del mattino del 19Luglio 1992, dodici ore prima che l'esplosione di un'auto carica di tritolo, alle 17 dello stesso giorno, davanti al n.19 di Via D'Amelio, facesse a pezzi lui e i ragazzi della sua scorta.

Paolo si alzava quasi sempre a quell'ora. Con quella sua ironia che riusciva a sdrammatizzare  anche la morte, la sua morte annunciata, diceva che lo faceva "per fregare il mondo con due ore di anticipo" e quella mattina cominciò a scrivere una lettera alla preside di un liceo di Padova presso il quale avrebbe dovuto recarsi a Gennaio per un incontro al quale non si era poi recato per una serie di disguidi e per i suoi impegni che non gli davano tregua.

La faida di Palma di Montechiaro che Paolo cita nella lettera la ricordo bene.

A Capodanno dello stesso anno ero con lui ad Andalo, nel Trentino dove avevamo passato insieme il Natale, per la prima volta da quando, nel 1969, ero andato via dalla Sicilia, ed avevamo deciso di ritornare passando per Innsbruck che avevamo entrambi voglia di visitare insieme con le nostre famiglie. 
Non fu possibile perchè Paolo ricevette la notizia della strage di mafia che c'era stata a Palma di Montechiaro e dovette rientrare di fretta in Sicilia.

 
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