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LA STORIA DI MARIANO MAZZEO

Di Massimo Iiritano

… Gli capitò un giorno, ad esempio, di scontrarsi con un poco diligente ospite della Comunità di Montemorcino, nonché socio lavoratore della Cooperativa. In quell’occasione, tale detenuto ebbe modo di rivolgersi a lui, in tono minaccioso, avanzando pretese e privilegi del tutto gratuiti, comprensibili solo nel contesto di un comportamento tipico di una mentalità mafiosa.

A Mariano che gli faceva notare proprio la stortura di tale atteggiamento “mafioso”, il detenuto rispose dicendo: “Tu non sei degno di pronunciare la parola MAFIA!!! Non sai neppure cosa significa …”

 

Per tutta risposta Mariano, con lo sguardo più candido possibile, e con un tono addirittura compiaciuto e soddisfatto, replicò: “Per me questa parola non significa assolutamente nulla. Sono solo cinque lettere messe assieme: M, A, F, I, A”.

Crollò il mondo, all’improvviso, dinanzi agli occhi del malcapitato: tutta una serie di ben collaudati codici d’onore, e soprattutto di conseguenti gerarchie comportamentali con relativi timori reverenziali, in un attimo perse la sua consueta consistenza, lasciandolo incapace di qualsiasi reazione…

La citazione di questo passaggio, tratto da una pagina del volume Kairòs. Eutanasia di un sequestratore, mi sembra quanto mai adeguata in riferimento alla campagna promossa dall’editore Rubbettino, dal coraggioso ed efficace titolo “Io non bacio le mani”.

Nel passaggio citato, Mariano Mazzeo, protagonista della storia narrata, allora detenuto in semilibertà, si confronta a viso aperto con un altro detenuto siciliano, il quale riteneva implicito e scontato poter riscontrare in Mariano il più cieco ossequio e la più fedele riverenza nei confronti dei comuni codici mafiosi. Ma il “nostro” Mariano quei codici aveva saputo già mettersi alle spalle, imparando a riconoscerli e a superarli, imparando ad educare, in sé e negli altri, un sano e responsabile senso della legalità e della convivenza civile; fatto di sacrifici, di lavoro, del coraggio di mettersi in discussione e di mettere in gioco il meglio di sé. Di quel percorso, che porterà alla creazione di due cooperative sociali e al pieno riscatto umano e professionale di Mariano Mazzeo, oggi apprezzato imprenditore perugino, il volume edito da Rubbettino nel 2001 è stato ed è tuttora importante e insostituibile testimonianza. Una testimonianza che è stato bello ed entusiasmante riproporre nelle scuole, incontrando l’interesse vivo dei ragazzi, la loro curiosità e anche, in una certa inevitabile misura, il loro iniziale “scandalo”, dovuto soprattutto alla scarsa consuetudine con questo genere di storie e di personaggi, vissuti spesso solo attraverso la lente virtuale delle fiction televisive o attraverso quella ancor più deviante dei TG.

L’operazione editoriale messa in campo allora da Rubbettino, che ebbe subito “clamorosi” riscontri nei media televisivi, nei quotidiani e nei periodici, ha avuto perciò il merito di tentare una via ancora oggi poco praticata e di sostenere, attraverso l’esempio di Mariano, la possibilità di modelli alternativi e di rottura rispetto a quella che è la strisciante e pervasiva penetrazione della mentalità “mafiosa” nella nostra società calabrese, ben sintetizzati nello slogan: “Io non bacio le mani”.

Avere ancora oggi, come docente, la possibilità di riferirmi ad una testimonianza così chiara e netta, dall’elevato valore culturale e imprenditoriale, quale quella messa in campo dalla casa editrice Rubbettino, è per me quindi segno di grande incoraggiamento e di speranza in un futuro di nuovo riscatto per la società calabrese, che passi attraverso la maturazione delle nuove generazioni, sottratte all’abbraccio mortale di un sistema massmediatico che spesso induce in loro modelli assai lontani da quelli espressi nei testi promossi nella campagna “Io non bacio le mani”. A partire dall’esempio commovente e illuminante di Peppino Impastato.

 

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