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L'EROE

(di Salvo Vitale)
Quando arriva ad Arcore, assunto come stalliere da Silvio Berlusconi cui l'ha presentato Marcello Dell'Utri, Vittorio Mangano era già stato tre volte in carcere, nel '67 era stato diffidato come ''persona pericolosa", poi era finito sotto inchiesta per reati che vanno dalla ricettazione alla tentata estorsione e nel '72 era stato fermato in auto con un mafioso trafficante di droga.

A Dell'Utri l'aveva raccomandato Gaetano Cinà, imparentato per tramite della moglie con due boss allora seduti nella 'cupola' di Cosa nostra, Bontade e Teresi. La Digos di Milano scrive in un rapporto del 1984 che Mangano restò ad Arcore due anni, durante i quali fu arrestato altre due volte per scontare condanne per truffa, porto di coltello e ricettazione. Da un foglio di dimissioni dal carcere risulta che il 6 dicembre 1975, Mangano eleggeva domicilio sempre ad Arcore,in via Villa San Martino 42. L’'allora imprenditore e futuro presidente del consiglio, lasciava affidata a lui la sicurezza della villa e dei suoi figli piccoli, che Mangano accompagnava personalmente a scuola. Addirittura avrebbe cenato di tanto in tanto con Berlusconi e signora, secondo quanto riferito da Mangano ma smentito da Berlusconi. Nel 1976 Mangano lascia Arcore, ma continua a gravitare su Milano, dove cura un traffico di droga, per conto della mafia, per il quale verrà arrestato nel 1980 e condannato.Tra il 1999 ed il 2000 avrà ben quattro condanne dai giudici di Palermo: una all'ergastolo per duplice omicidio, altre due per mafia ed estorsione ed ancora una per traffico di droga. Muore, agli arresti domiciliari per le gravi condizioni di salute, il 23 luglio 2000, prima che l'iter giudiziario abbia potuto concludersi definitivamente. Secondo le denunce dei suoi legali alla stampa (ma non alla magistratura) contro Mangano vi sarebbe stato un accanimento giudiziario per spingerlo a coinvolgere Berlusconi. Sulla lapide i suoi familiari hanno fatto scrivere:"Hai dato un valore alla storia degli uomini 'non barattando la dignita' per la libertà...".Francesco Forgione ha commentato: “Dire che Mangano è un eroe quando in questo Paese uomini dello Stato, dirigenti politici, imprenditori hanno pagato con la vita l'impegno contro le organizzazioni criminali è un fatto gravissimo e vergognoso  per chi ne se fa portatore, intollerabile da qualsiasi punto di vista dell'etica pubblica e di qualunque morale. A maggior ragione, visto che chi pronuncia queste parole ( cioè Dell’Utri), ha una condanna a nove anni per associazione mafiosa.Intanto a Palermo Cammarata sta preparando la pratica per dedicare una via all’eroe-stalliere, già  capofamiglia di Porta Nuova, mentre a Corleone si chiede di riabilitare la grande figura di Luciano Liggio, pittore, filosofo e regista (di Cosa Nostra, s’intende) ,e contemporaneamente i devoti di Bernardo Provenzano gridano: “Santo subito!!!”. A Cinisi si richiede, a furor di popolo, una statua in piazza per don Tano Badalamenti,  a Bagheria si preparano gigantografie di Michele Greco, il Papa, da esporre in tutte le chiese e a Lercara Friddi i cittadini proporranno un referendum per cambiare nome al paese e chiamarlo Lucanìa, in omaggio al più grande di tutti i tempi, Lucky Luciano. Partinico non è da meno: un comitato civico raccoglie firme per innalzare, sulla cima di Monte Cesarò una grande statua di Frank Coppola, al posto di quella del Cristo Pantocratore, che qualcuno aveva già proposto senza successo.(S.V.)

 

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